L'AI Act è il regolamento (UE) 2024/1689, la prima legge al mondo che disciplina in modo organico l'intelligenza artificiale. Classifica i sistemi in quattro livelli di rischio e impone obblighi crescenti a seconda del livello. Si applica a chi sviluppa questi sistemi e anche a chi si limita a usarli in azienda, con sanzioni fino a 35 milioni di euro.
Se la vostra azienda usa un chatbot sul sito, uno strumento di AI per selezionare curriculum o semplicemente ChatGPT per scrivere testi, l'AI Act vi riguarda già oggi. Questa guida spiega come, e cosa fare.
Qual è l'obiettivo del regolamento
Dichiarato all'articolo 1: garantire che i sistemi di intelligenza artificiale immessi sul mercato europeo siano sicuri e rispettino i diritti fondamentali, senza per questo bloccare l'innovazione.
Tradotto: l'Unione ha scelto di non vietare la tecnologia e di non lasciarla libera. Ha costruito una scala di obblighi proporzionati al danno che un sistema può produrre sulle persone.
Il regolamento è stato adottato il 13 giugno 2024 ed è entrato in vigore il 1° agosto dello stesso anno. La sua applicazione è scaglionata fino al 2028, ed è già cominciata.
Come il regolamento definisce un sistema di AI
L'articolo 3 lo definisce come un sistema automatizzato progettato per funzionare con livelli di autonomia variabili, che può mostrare capacità di adattamento e che, dagli input che riceve, deduce come generare output quali previsioni, contenuti, raccomandazioni o decisioni capaci di influenzare ambienti fisici o virtuali.
La parola che regge tutto è deduce. Un foglio di calcolo che applica una formula fissa non deduce nulla e resta fuori. Un sistema che ricava una regola dai dati e la applica a casi nuovi rientra, anche quando è semplice.
È una definizione ampia di proposito. Non serve un modello linguistico da miliardi di parametri: bastano un algoritmo di scoring costruito su dati storici e una decisione che ne consegue.
Cosa disciplina, in concreto
Il regolamento non vieta l'intelligenza artificiale né la regola in blocco. Fa una cosa diversa: guarda a cosa serve il sistema, non a come è costruito.
Lo stesso identico modello linguistico è libero se lo usate per riassumere verbali, soggetto a obblighi di trasparenza se lo mettete a rispondere ai clienti, ad alto rischio se lo impiegate per scremare candidature. Non cambia la tecnologia: cambia il contesto d'uso, e con esso il rischio per le persone.
Questa impostazione ha una conseguenza pratica che molte aziende non colgono subito. Non potete sapere se siete conformi guardando il software che avete comprato. Dovete guardare cosa ci fate.
Le quattro classi di rischio
Una premessa sui casi che seguono. Sono provvedimenti del Garante per la protezione dei dati personali anteriori all'AI Act, quindi fondati sul GDPR e non sul nuovo regolamento. Li usiamo perché mostrano quali usi ricadono in ciascuna classe, e perché sono documentati e italiani. Non sono violazioni dell'AI Act: sono esempi del tipo di impiego che oggi ricadrebbe in quella categoria.
Rischio inaccettabile: vietato
L'articolo 5 elenca otto pratiche proibite, in vigore dal 2 febbraio 2025. Ad esse se ne aggiungono due dal 2 dicembre 2026. Alcune ammettono eccezioni tassative.
Il punteggio sociale dei cittadini. La manipolazione subliminale che altera il comportamento causando danno. Lo sfruttamento delle vulnerabilità legate a età o disabilità. La valutazione predittiva del rischio di reato basata esclusivamente sulla profilazione di una persona. Il riconoscimento delle emozioni sul luogo di lavoro e nelle scuole. La raccolta indiscriminata di immagini facciali dal web o dalle telecamere per costruire banche dati biometriche. La categorizzazione biometrica su caratteristiche sensibili. L'identificazione biometrica remota in tempo reale in spazi pubblici a fini di contrasto - quest'ultima con tre eccezioni tassative: ricerca di persone scomparse, prevenzione di una minaccia terroristica imminente, identificazione di indagati per reati gravi.
Il caso. Nel febbraio 2022 il Garante ha sanzionato Clearview AI per venti milioni di euro. La società statunitense aveva costruito un archivio di oltre dieci miliardi di volti raccolti da siti di informazione, social network e video pubblici, e offriva su quella base un servizio di riconoscimento facciale. Il Garante ha ordinato la cancellazione dei dati riferiti a persone in Italia e vietato ogni ulteriore trattamento.
È esattamente la pratica che l'articolo 5 chiama raccolta indiscriminata di immagini facciali. Allora fu una violazione del GDPR; oggi sarebbe anche una pratica vietata dall'AI Act, con sanzioni fino al sette per cento del fatturato mondiale.
Il divieto sul riconoscimento delle emozioni è quello che coglie di sorpresa più imprese italiane. Un software che analizza il tono di voce degli operatori del call center per misurarne l'ingaggio ricade qui, e non c'è consenso del lavoratore che tenga. L'elenco completo dei divieti e i tre livelli di sanzione sono in pratiche vietate e sanzioni dell'AI Act.
Alto rischio: permesso con obblighi pesanti
Sono i sistemi dell'allegato III, quelli che incidono su diritti e opportunità delle persone: selezione del personale e gestione dei lavoratori, valutazione del merito creditizio, accesso ai servizi pubblici essenziali, istruzione, amministrazione della giustizia, infrastrutture critiche.
Chi li fornisce deve costruire un sistema di gestione dei rischi, documentazione tecnica, registri automatici, sorveglianza umana, e superare una valutazione di conformità prima di immetterli sul mercato.
I casi. Nell'estate del 2021 il Garante ha sanzionato due piattaforme di consegna a domicilio per il modo in cui gli algoritmi gestivano i rider. Foodinho, del gruppo Glovo, ha ricevuto una sanzione da 2,6 milioni di euro: i lavoratori non erano informati adeguatamente sul funzionamento del sistema, mancavano garanzie sull'accuratezza dei punteggi e mancava una procedura per chiedere l'intervento umano o contestare la decisione automatica. Poche settimane dopo Deliveroo Italy è stata sanzionata per 2,5 milioni sulla stessa materia, con contestazioni su minimizzazione, conservazione e trasparenza.
Quei sistemi assegnavano turni e valutavano prestazioni. Sotto l'AI Act la gestione dei lavoratori è alto rischio a pieno titolo, e i punti su cui il Garante contestò allora, sorveglianza umana effettiva e diritto di contestare, sono oggi obblighi espressi del regolamento.
La lezione per una PMI è diretta. Non serve un sistema sofisticato per finire in questa categoria: basta che un algoritmo decida qualcosa che riguarda una persona.
Il Digital Omnibus ha rinviato questi obblighi al 2 dicembre 2027. Per i sistemi integrati come componenti di sicurezza in prodotti già regolamentati, dai dispositivi medici ai giocattoli, la data è il 2 agosto 2028. Il quadro completo delle date è nel calendario aggiornato delle scadenze.
Rischio limitato: obblighi di trasparenza
È la categoria in cui ricade la maggioranza delle PMI, e gli obblighi sono in vigore dal 2 agosto 2026.
Chi interagisce con un sistema di AI deve saperlo. I contenuti generati o manipolati vanno etichettati. Chi è sottoposto a riconoscimento delle emozioni o categorizzazione biometrica va informato.
Un chatbot sul sito aziendale sta qui. Le immagini generate per i social stanno qui. Le sanzioni per chi non rispetta l'articolo 50 arrivano a 15 milioni di euro o al 3 per cento del fatturato mondiale.
Il caso. Il 2 febbraio 2023 il Garante ha disposto con effetto immediato il blocco del trattamento dei dati degli utenti italiani da parte di Luka Inc., la società che gestisce il chatbot Replika. Mancava qualsiasi verifica dell'età, con il rischio di risposte inadatte a un pubblico minorenne, e mancava l'individuazione delle basi giuridiche del trattamento. Nell'aprile 2025 il procedimento si è chiuso con una sanzione da cinque milioni di euro.
È il tipo di problema che l'articolo 50 affronta a monte: chi sta dall'altra parte deve sapere di parlare con una macchina, e il sistema non deve presentarsi per quello che non è.
Per una PMI l'adempimento è banale in termini di lavoro, ed è il più esposto perché sta sotto gli occhi di chiunque apra il sito.
Rischio minimo: nessun obbligo specifico
Filtri antispam, videogiochi, suggerimenti di prodotto, correttori ortografici. Il regolamento incoraggia codici di condotta volontari e nulla più.
Ci finisce anche l'uso interno di un assistente generico per riassumere documenti o scrivere bozze, purché il risultato non esca verso l'esterno senza etichetta e non produca decisioni su persone.
A chi si applica
Vale per chi immette sistemi di AI sul mercato europeo e per chi li usa nel territorio dell'Unione, indipendentemente da dove abbia sede. Un fornitore statunitense che vende in Italia rientra; un'azienda italiana che usa uno strumento americano rientra a sua volta, nel proprio ruolo.
Restano fuori tre ambiti: i sistemi per scopi militari, di difesa e sicurezza nazionale; quelli usati esclusivamente per ricerca e sviluppo; l'uso personale non professionale. Chi si diverte con un generatore di immagini la domenica non deve nulla a nessuno. I casi di confine sono trattati in chi è soggetto all'AI Act.
Non esiste una soglia dimensionale di esenzione. Una ditta individuale con un chatbot ha gli stessi obblighi di trasparenza di una multinazionale. Il regolamento tiene conto delle dimensioni altrove: nelle sanzioni, dove per PMI e start-up si applica l'importo minore fra la cifra fissa e la percentuale sul fatturato, e negli spazi di sperimentazione normativa, operativi dal 2 agosto 2027 con accesso agevolato per le piccole imprese. Il Digital Omnibus ha esteso il regime agevolato sulle sanzioni anche alle small mid-cap fino a 500 dipendenti (articolo 99, paragrafo 6a).
Sul rapporto con la normativa che già conoscete, cioè il GDPR, c'è un approfondimento dedicato: AI Act e GDPR, come si parlano le due normative.
Fornitore o utilizzatore: la distinzione che decide tutto
Il regolamento chiama fornitore chi sviluppa un sistema, o lo fa sviluppare, e lo immette sul mercato con il proprio nome. Chiama utilizzatore, in inglese deployer, chi lo impiega nella propria attività professionale senza averlo sviluppato.
Quasi tutte le PMI italiane sono utilizzatori, e gli obblighi dell'utilizzatore sono molto più leggeri: usare il sistema secondo le istruzioni, garantire sorveglianza umana, conservare i registri, informare le persone coinvolte.
C'è però un passaggio che sposta il confine. Se modificate sostanzialmente un sistema ad alto rischio, o ne cambiate la finalità, o lo rivendete con il vostro marchio, diventate fornitori e vi assumete tutti gli obblighi che ne derivano. È il rischio principale per chi costruisce prodotti sopra modelli di terzi. L'albero decisionale per capire da che parte state è in provider o deployer, quale ruolo avete.
Cosa fare adesso
Fate l'inventario. Non solo i progetti ufficiali: gli abbonamenti individuali, gli assistenti già dentro il gestionale, i plugin del CRM. Quasi sempre emergono strumenti che nessuno aveva registrato.
Classificate ogni uso, non ogni software. Lo stesso strumento può stare in due categorie diverse a seconda di cosa ci fate.
Sistemate la trasparenza. Se avete un chatbot, deve dichiararsi. Se pubblicate contenuti generati, vanno etichettati. Sono ore di lavoro, non mesi.
Documentate la formazione. L'articolo 4 obbliga dal 2 febbraio 2025 ad adottare misure a sostegno dell'alfabetizzazione AI del personale che usa questi sistemi. Non è richiesto un livello certificato: serve poter dimostrare di aver formato le persone e un registro di chi ha ricevuto cosa e quando. Dal 3 agosto 2026 le autorità nazionali vigilano su questo obbligo.
Guardate al 2027 se siete nell'allegato III. Sedici mesi sembrano molti: la valutazione di conformità e il sistema di gestione dei rischi ne richiedono almeno dodici.
Per seguire i passaggi in ordine, con i criteri per dire che ciascuno è concluso, usate la checklist di conformità in sette passaggi. Se la domanda è più diretta, cioè cosa si può fare con ChatGPT in ufficio, la risposta caso per caso è in AI Act e ChatGPT in azienda.
Il malinteso da evitare
Il rinvio degli obblighi sull'alto rischio ha diffuso l'idea che ci sia tempo. È vero solo per una minoranza di aziende.
Gli obblighi già applicabili, cioè divieti, trasparenza e alfabetizzazione, toccano più imprese di quelli rinviati, perché riguardano chiunque usi un chatbot o abbia dipendenti che usano l'AI. Chi rientra nell'alto rischio ha guadagnato tempo per un lavoro lungo. Tutti gli altri non hanno guadagnato niente: i loro obblighi sono già scaduti.
C'è poi un secondo equivoco, più sottile. Molte imprese cercano la conformità nel contratto con il fornitore del software, come se bastasse una clausola. Non basta, perché la classe di rischio dipende dall'uso che ne fate voi, e l'uso non è scritto in nessun contratto. Il fornitore risponde di cosa il sistema è; voi rispondete di cosa ci fate.
Gli approfondimenti del percorso
- Scadenze dell'AI Act: il calendario aggiornato, con tutte le date, cosa è già in vigore e cosa slitta
- Chi è soggetto all'AI Act e chi resta fuori, ambito di applicazione ed esclusioni
- Provider o deployer: quale ruolo avete, gli obblighi di ciascuno e i tre casi che cambiano il ruolo
- AI Act e GDPR, fra DPIA e FRIA senza duplicare il lavoro
- Pratiche vietate e sanzioni, l'articolo 5 e i tre livelli sanzionatori
- Checklist di conformità in sette passaggi, il percorso operativo con i criteri di completamento
- AI Act e ChatGPT in azienda, dodici usi reali con il verdetto per ciascuno
Fonti
- Regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 giugno 2024, articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 50, 99 e allegati I e III
- Digital Omnibus, in vigore dal 27 luglio 2026
- Garante privacy, sanzione a Clearview AI per riconoscimento facciale
- Garante privacy, sanzione di 2,6 milioni a una piattaforma del gruppo Glovo
- Garante privacy, provvedimento del 2 febbraio 2023 su Replika
- Garante privacy, sanzione alla società che gestisce Replika
- Commissione europea, linee guida sulle pratiche vietate
- EUR-Lex, testo integrale del regolamento
Ultimo aggiornamento: 25 agosto 2026. La guida non sostituisce una valutazione legale sul caso concreto.